Lettera aperta ai Dirigenti Sindacali, agli Iscritti, ai Simpatizzanti.

Lettera aperta ai Dirigenti Sindacali, agli Iscritti, ai Simpatizzanti.

 

CHIEDO SCUSA

Per scelta, La Confederazione che rappresento, ha sempre lasciato alle categorie la gestione della politica sindacale di settore, così come  ha sempre imposto ai propri  Dirigenti Sindacali, di non prendere il “il distacco sindacale”, al fine di non perdere il contatto reale con i lavoratori e con i loro problemi. Per questo anche lo scrivente non è distaccato.

Sollecitato dalla base e dalla necessità che si è evidenziata nelle assemblee e negli incontri avuti, sia con i singoli che con le delegazioni dei lavoratori, mi vedo obbligato moralmente a prendere posizione ufficiale, come stabilito dallo Statuto della nostra Confederazione.

Noi non siamo un partito politico ma la voce dei singoli lavoratori che riferiscono le problematiche di settore ai loro delegati sindacali, e ciò ci vede obbligati a riportare come base di incontro il mondo datoriale.

L’Italia è un paese meraviglioso, che vede sfuggire sempre più i suoi figli per mancanza di lavoro; un lavoro che è stato ucciso dalle politiche azzardate che, la maggior parte dei Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, hanno praticato .

La distruzione sistematica delle piccole e medie imprese, falcidiate da una tassazione mostruosa e dalla mancanza di morale etica da parte dello Stato, incapace di pagare nei  tempi contrattualmente stabiliti, malgrado i numerosi richiami della Comunità Europea, ha portato ad una serie di procedure d’infrazione che hanno scaturito un ulteriore esborso a carico sempre e solo dei cittadini italiani  ma soprattutto, ha portato l’inevitabile chiusura della maggior parte delle nostre aziende ed ha creato una pletora di disoccupati, cassa integrati ed inoccupati.

Non possiamo nascondere il dolore nel vedere la marea di delocalizzazioni di gran parte delle nostre aziende, sempre per colpa della infernale tassazione esistente in Italia. Anche questa situazione ha prodotto una marea di disoccupati e tutti in età non facilmente ricollocabili.

Laddove siamo riusciti a bloccare i licenziamenti, ci siamo trovati di fronte alla ricollocazione del personale in esubero presso cooperative di lavoro, che hanno riassunto i lavoratori, usufruendo di sgravi e facilitazioni fiscali ed economiche, visto che i “riassunti” devono ripartire da zero, a loro discapito poiché ricominciano senza anzianità di servizio maturata in impieghi precedenti.                                                           Per non parlare poi dello spostamento, della delocalizzazione e trasferimento di industrie multinazionali.            Generazioni di giovani mai occupati e vecchi lavoratori non ricollocabili e lontani purtroppo dalla pensione, quando sarebbe bastato chiudere i rivoli in fuga con una politica di nazionalizzazione delle aziende garantendo il mantenimento dei posti di lavoro e la realizzazione della tanto promessa e mai mantenuta politica di detassazione delle imprese e delle famiglie che, tra le altre cose, avrebbe permesso l’inserimento di giovani nei nuovi posti di lavoro che si sarebbero potuti creare.

Nell’agricoltura, altra risorsa da sempre della nostra Patria, si è operato a lasciar distruggere il settore, assecondando le politiche Comunitarie che ci hanno penalizzato sia sulla produzione che nell’export e nelle varie fasi dei manufatti, come non si sta affrontando il problema del “caporalato”  in mano alle mafie, che sfrutta gli immigrati creando nuove forme di schiavitù.

La nostra Confederazione non è mai stata razzista e mai lo diventerà. Per noi, i lavoratori sono tutti uguali, sia per  sesso, razza e religione, come stabilisce la nostra Costituzione, ma deve essere fatto un distinguo ormai necessario e cioè che  tutti sono uguali di fronte alle leggi, agli usi e ai costumi, perché l’invasione che stiamo subendo con il fenomeno dell’immigrazione, sta creando una situazione preoccupante per il già assolutamente precario mercato del lavoro e la proposta dello “jus soli” è diventato una ulteriore minaccia  per le future generazioni, che si somma con le tensioni già esistenti sul territorio.

Un “grido di dolore” poi viene lanciato  dal Presidente dell’INPS, preoccupatissimo che dichiara che le “pensioni sono sempre più a rischio”.                                                                                                         A questo punto, viene spontaneo domandarsi come mai? Che la risposta o almeno una delle risposte è legata alle “ricongiunzioni familiari dei richiedenti asilo e cittadinanza, ecc. ecc.”. Infatti lo Stato quando opera in questo settore è obbligato, se i parenti del  richiedente il ricongiungimento, sono in età pensionabile, ad erogargli una pensione di vecchiaia, anche a chi non ha mai versato in Italia, un solo contributo. L’altro problema è legato alle mancate nuove assunzioni di giovani che con il versamento dei loro contributi darebbero respiro economico e potrebbero garantire il pagamento delle pensioni d’annata.

Ora però è necessario soffermarsi sul dramma dei pensionati, che si ostinano a non “morire”, ai quali oramai, da decenni è bloccato qualsiasi  meccanismo di adeguamento della pensione al costo reale della vita, che di fatto significa che da anni, il potere di acquisto delle pensioni è depauperato di due terzi del loro valore.

Come possiamo sperare in una ripresa se non c’è investimento?                                                  E come investire se non troviamo un sistema che possa innescare un meccanismo tipo quello della “scala mobile”, che ripristini il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati, consentendogli di spendere, investire e risparmiare?

Un capitolo a parte, ma assolutamente non meno disagiato, è quello del pubblico impiego. Anche se non sembra, esso ha comunque un peso notevole sulla disoccupazione. I concorsi sono bloccati dagli anni ‘90, con decadimento del personale, oramai vetusto e senza ricambio,  a totale discapito dell’operatività della Pubblica Amministrazione e per il mancato inserimento di giovani disoccupati in cerca di impiego.  Non dimentichiamo che pure per i dipendenti pubblici, il potere di acquisto degli stipendi si è logorato tanto, per il decennale mancato rinnovo dei contratti , con una incidenza media di circa 300 euro al  mese pro-capite.

Tutti questi blocchi sono scaturiti e legati ad una politica del lavoro che partendo dai co.co., dai contratti giornalieri e  dai contratti a termine non rinnovabili,  hanno falsato le percentuali reali di disoccupazione giovanile, che è ovviamente più alta di quella dichiarata ufficialmente.

Riassumendo questa nostra disamina non certo esaustiva sul mondo del lavoro, di una problematica che non sembra avere soluzione, mi sorprendo a scorgere dei barlumi di possibilità che però  necessiterebbe di un radicale cambiamento.

Sarebbe necessario e auspicabile, che un futuro Governo, sia capace di uscire dai canoni finora seguiti sul mondo del lavoro. Dovrebbe avere il coraggio di cambiare il rapporto  che ormai è stato dimostrato ampiamente sbagliato sulla tassazione d’impresa, rivedere modificando, i meccanismi di autorigenerazione degli stipendi, agganciando gli stessi a criteri annuali di ripristino del potere d’acquisto dei cespiti facendo ripartire la propensione ai consumi e riagganciando anche le pensioni al ciclico controllo della svalutazione reale, con conseguente integrazione monetaria.

Un’altra soluzione sarebbe quella di detassare le imprese, le aziende e le partite IVA, facendo così ripartire un settore che vedrebbe i giovani in prima linea. Ciò porterebbe un meccanismo virtuoso per far assumere e non licenziare, che darebbe la stura ad una ripresa economica, con una nuova propensione all’investimento, senza far dimenticare la dolorosa, ma improcrastinabile necessità di bloccare l’immigrazione, magari investendo sul territorio con una programmazione imprenditoriale Italiana, consentendo modelli di vita migliori per i residenti ed impegnando nuove energie e speranze per un continente in movimento che viene verso di noi e per non fargli trovare mafie e sfruttamento, che li usano e speculano a danno di impoverimento dei contribuenti Italiani.

Questa potrebbe essere una grande rivoluzione, non come dicono i “benpensanti” che smontano ciò che sarebbe possibile e realizzabile. Con la fattiva volontà di un “vero cambiamento” e con uno sforzo iniziale, si ripagherebbe e si darebbero maggiori disponibilità economiche alle famiglie.

Sarebbe facile, ma oggi sembra impossibile, per Governi troppo impegnati a favorire un‘Europa del denaro e dei banchieri, contro quella che dovrebbe essere l’Europa delle nazioni.

Ascoltiamo il popolo d’Italia. Egli spera che sia possibile uscire dalla disperata situazione in cui vive; noi lo ascoltiamo e con lui stiamo camminando.

Invito tutti, iscritti simpatizzanti, dirigenti della Confederazione SI-CEL, a non arrendersi. Riusciremo a far ricordare alla politica, ciò che ha dimenticato, cioè che il Popolo è Sovrano e loro, i politici, sono solo delegati della volontà popolare.

 

Il Segretario Generale Dario Miccheli