LE GRANDI MANOVRE DEL GOVERNO GIALLO VERDE.

Ho Atteso pazientemente, tra annunci, smentite, bozze e scontri interni al governo, di capire la portata e il valore della manovra messa in campo, tra mille dicotomie che non permettevano di capire se questa “rivoluzione” fosse una reale trasformazione di una società ridotta allo stallo per ciò che riguarda il mondo del lavoro.
Ma più andavo avanti nella lettura della documentazione, più preoccupazione provavo per la risoluzione del doppio problema che mi era balzato agli occhi, riguardante, da una parte il rapporto e l’impostazione con l’Europa e dall’altro della ripartenza dell’occupazione, malgrado le rassicurazioni dei politici.
Va chiarito subito , in contrapposizione, da quanto sbandierato dai due dioscuri , Salvini e Di Maio, che la manovra che conta di una operatività economica di circa venti sette miliardi, si perde in rivoli assistenzialistici, sicuramente non sufficienti a coprire la totalità delle problematiche di assistenza prefissate, lo stesso reddito di cittadinanza non si riesce a capire come e a chi dovrà essere erogato, per quanto tempo e sopra a tutto come si potrà riformare i centri per l’impiego per renderli veramente operativi, tanto da consentire l’applicazione della norma nella parte che indica la necessità di trovare lavoro per i percettori di detto reddito, senza incorrere nella cessazione dello stesso.
Preoccupante è l’assoluta incertezza che regna sulle infrastrutture, il loro compimento è base per quella ripresa economica che ci permetterebbe di ripartire , invece risultano per ora tragicamente bloccate, dalla Tav alla Tap ecc.
Non posso che guardare con preoccupata attesa la prospettiva sull’applicazione della “quota cento” per le pensioni ,il meccanismo messo in moto dal decreto è farraginoso e non tiene conto di tutta una serie di difficoltà oggettive di realizzazione, cominciando dalla necessità del rinnovo del personale che viene mandato in quiescenza, senza aver previsto per tempo l’affiancamento necessario del personale che dovrebbe subentrare, in altre parole, la necessità di prevedere i concorsi e le assunzioni di nuovo personale che deve essere inserito per non bloccare la produzione, in modo particolare per il settore statale che si ritroverebbe sguarnito per tutto il periodo necessario all’espletamento concorsuale. Che dire poi della necessità di tenere conto delle liquidazioni da erogare, che non vedono copertura diretta se non con una possibile nuova manovra aggiuntiva, che comunque comporterebbe un ulteriore aggravio di spesa per i conti pubblici.
Sembra impossibile che non si capisca che l’inserimento e l’assunzione dei nuovi lavoratori deve essere superiore a quello in uscita, visto che per coprire la diminuzione contributiva di coloro che escono ,deve essere almeno di due a uno, consentendo di portare in pareggio le entrate dell’erario, con le uscite per l’erogazione delle pensioni evitando così di mettere in pericolo le pensioni future dei nostri figli e nipoti nel futuro prossimo.
Sempre nella manovra, avrebbero dovuto esserci incentivi economici e sgravi fiscali per le assunzioni da parte delle industrie, attraverso questa defiscalizzazione delle imprese avrebbe dovuto attivare un circuito virtuoso di ripresa economica e strutturale, che tra l’altro, avrebbe potuto bloccare le tante delocalizzazioni che stanno assassinando il lavoro in Italia, ma anche qui non c’è chiarezza d’intenti e coperture economiche sufficienti.
La manovra prospettata è sicuramente non efficace nel capitolo riconducibile al reddito di cittadinanza che dimostra di essere una confusa accozzaglia di retorica politica difficilmente applicabile concretamente con le coperture economiche indicate, che non possono essere sufficienti a una realizzazione generalizzata su tutto il territorio.
Potrei andare avanti per giorni, ma lo scoramento per l’incompetenza l’ approssimazione in economia politica che dimostra questo Governo mi impedisce di proseguire; nel frattempo diventiamo tutti più poveri, visto che l’aggravio del debito pesa su tutti i cittadini.
Con rammarico devo dire che la mancata occasione di defiscalizzare e sburocratizzare, come era stato indicato durante la campagna elettorale, la tassazione diretta delle imprese e dei cittadini, applicando la tanto sbandierata tassa unica al quindici per cento, renderà tutto più difficile, dalla ripresa economica alla spinta sul PIL, dovendo tenere conto della “crescita zero” che stiamo subendo, ma la cosa drammatica, è che il Governo, sembra che non se ne accorga.
Vanno fatti dei correttivi, finché si è ancora in tempo, che possano portare alla realizzazione del sogno della piena occupazione, che non può essere legata, come è ora, alla strana applicazione del reddito di cittadinanza.
La manovra stanzia troppo poco per la crescita, detassazione e infrastrutture, e troppo in assistenzialismo.
Mi auguro che tutti tornino a loro scienza, o questa sarà una manovra a perdere per l’economia e il popolo Italiano, e francamente non sentivamo il bisogno di questo ulteriore aggravio dei nostri drammatici problemi.
Continueremo a far presente al Governo questi nostri dubbi e tenteremo di far ragionare i nostri attuali governanti.