IL LAVORO CHE NON C’E’ PIU’!

Dopo le delocalizzazioni, la fuga delle multinazionali, rimangono i lavoratori che il Ministro Di Maio lascia in attesa di una risposta sul loro futuro.
Sono circa cento sessanta che versano in drammatico odore di chiusura e centinaia di migliaia i lavoratori cassaintegrati che aspettano una risposta, persino sul rinnovo della stessa cassa integrazione.
Quando si chiuderanno le ultime aziende qualcuno ,magari, spiegherà al Ministro del lavoro che il suo Dicastero serve per tutelare, promuovere ,indirizzare, il lavoro in Italia e non per “parlare di tutto”, che è niente ,per le maestranze che stanno per perdere il lavoro.
Le associazioni d’impresa lo stanno dicendo in tutti i modi, da nord a sud, bisogna fare presto per modificare il trend o corriamo il rischio di andare tutti a “ramengo”.
Il Reddito di Cittadinanza non sta dando nuovi posti di lavoro se non per i possibili Tudor che dovrebbero essere assunti, come la quota Cento non da l’auspicato “tre per uno” (tre nuovi assunti per ogni pensionato) come promesso.
Bisogna investire in “lavoro” prima che sia troppo tardi, se perdiamo, oltre gli investitori stranieri, anche i nostri imprenditori ,non potremo più salvarci dal baratro che abbiamo di fronte a noi.
L’abbassamento della tassazione alle imprese e gli incentivi ad assumere potrebbero diventare l’ultima spiaggia prima del tracollo,
Ma il Governo Giallo-Verde non ci sente e non ricorda le promesse elettorali e continua nella sua corsa verso il baratro.
“Il popolo affamato fa la rivoluzione” ,cantava Gian Burrasca, State attenti, non si scherza con la fame.