IL LAVORO CHE NON C’E’ PIU’!

Dopo le delocalizzazioni, la fuga delle multinazionali, rimangono i lavoratori che il Ministro Di Maio lascia in attesa di una risposta sul loro futuro.
Sono circa cento sessanta che versano in drammatico odore di chiusura e centinaia di migliaia i lavoratori cassaintegrati che aspettano una risposta, persino sul rinnovo della stessa cassa integrazione.
Quando si chiuderanno le ultime aziende qualcuno ,magari, spiegherà al Ministro del lavoro che il suo Dicastero serve per tutelare, promuovere ,indirizzare, il lavoro in Italia e non per “parlare di tutto”, che è niente ,per le maestranze che stanno per perdere il lavoro.
Le associazioni d’impresa lo stanno dicendo in tutti i modi, da nord a sud, bisogna fare presto per modificare il trend o corriamo il rischio di andare tutti a “ramengo”.
Il Reddito di Cittadinanza non sta dando nuovi posti di lavoro se non per i possibili Tudor che dovrebbero essere assunti, come la quota Cento non da l’auspicato “tre per uno” (tre nuovi assunti per ogni pensionato) come promesso.
Bisogna investire in “lavoro” prima che sia troppo tardi, se perdiamo, oltre gli investitori stranieri, anche i nostri imprenditori ,non potremo più salvarci dal baratro che abbiamo di fronte a noi.
L’abbassamento della tassazione alle imprese e gli incentivi ad assumere potrebbero diventare l’ultima spiaggia prima del tracollo,
Ma il Governo Giallo-Verde non ci sente e non ricorda le promesse elettorali e continua nella sua corsa verso il baratro.
“Il popolo affamato fa la rivoluzione” ,cantava Gian Burrasca, State attenti, non si scherza con la fame.

QUOTA CENTO

Da quando l’attuale Governo ha proposto e quindi portato a compimento la normativa sulla legge Fornero, mi sono domandato come avrebbe potuto funzionare:
Il mandare i lavoratori in pensione che ormai hanno raggiunto la quota”100″ tra l’età anagrafica e il periodo contributivo, è certamente una giusta riconquista da parte dei lavoratori del diritto alla pensione in un lasso temporale equo per consentire una fruizione che consenta di godere il beneficio del riposo dopo il lavoro.
Ma quello che mi colpisce non è tanto il provvedimento applicato nel privato dove l’azienda sostituisce il pensionando con un giovane che certamente per l’azienda, un costo minore,malgrado ancora non si vedano la realizzazione delle promesse sbandieriate, di incentivi defiscalizzanti per le aziende che assumono, ma quanto quelle legate al pubblico.
Il mancato ricambio, quasi trentennale, di personale ha reso le strutture pubbliche a rischio di desertificazione, oramai tutto a quota cento.
Peraltro, se non sono indetti i concorsi, il ricambio non può avvenire in tempi brevi, bloccando la macchina burocratica per anni.
Va anche ricordato che sarebbe necessario l’affiancamento tra il personale uscente e quello da inserire dopo le tornate concorsuali.
Per quanto sopra detto, le problematiche esposte non sono facilmente risolvibili, visti anche i costi aggiuntivi dei concorsi e dell’inserimento, in una congiuntura economica di grossa difficoltà per la mancanza di fondi e la drammatica recessione imperante in tutto il panorama economico mondiale.
Quanto ai lavoratori che hanno già raggiunto i quarantadue anni di servizio fanno benissimo a proporsi per l’uscita, perche non perderanno nulla a livello economico e usufruiranno in tempi brevi della metà della liquidazione spettante .
Diversa è la situazione di chi si trova nella condizione di non aver raggiunto il massimo dei contributi, che dovrà tenere conto dei tagli che saranno operati sulla pensione a seconda degli anni mancanti.
Il periodo di fruizione della quota cento durerà fino al 2021, poichè si tratta di attività amministrativa contabile sperimentale.
Invito tutti gli iscritti, prima di decidere sul pensionamento di rivolgersi ad un padronato di fiducia, per il controllo dei conteggi, per non trovarsi in difficoltà dopo il pensionamento:
E a tutti noi, auguro buona fortuna, il futuro non è chiaro e meno che mai questo Governo oscillante e impreparato economicamente e politicamente, che non ascolta i consigli delle associazioni sindacali.

LE GRANDI MANOVRE DEL GOVERNO GIALLO VERDE.

Ho Atteso pazientemente, tra annunci, smentite, bozze e scontri interni al governo, di capire la portata e il valore della manovra messa in campo, tra mille dicotomie che non permettevano di capire se questa “rivoluzione” fosse una reale trasformazione di una società ridotta allo stallo per ciò che riguarda il mondo del lavoro.
Ma più andavo avanti nella lettura della documentazione, più preoccupazione provavo per la risoluzione del doppio problema che mi era balzato agli occhi, riguardante, da una parte il rapporto e l’impostazione con l’Europa e dall’altro della ripartenza dell’occupazione, malgrado le rassicurazioni dei politici.
Va chiarito subito , in contrapposizione, da quanto sbandierato dai due dioscuri , Salvini e Di Maio, che la manovra che conta di una operatività economica di circa venti sette miliardi, si perde in rivoli assistenzialistici, sicuramente non sufficienti a coprire la totalità delle problematiche di assistenza prefissate, lo stesso reddito di cittadinanza non si riesce a capire come e a chi dovrà essere erogato, per quanto tempo e sopra a tutto come si potrà riformare i centri per l’impiego per renderli veramente operativi, tanto da consentire l’applicazione della norma nella parte che indica la necessità di trovare lavoro per i percettori di detto reddito, senza incorrere nella cessazione dello stesso.
Preoccupante è l’assoluta incertezza che regna sulle infrastrutture, il loro compimento è base per quella ripresa economica che ci permetterebbe di ripartire , invece risultano per ora tragicamente bloccate, dalla Tav alla Tap ecc.
Non posso che guardare con preoccupata attesa la prospettiva sull’applicazione della “quota cento” per le pensioni ,il meccanismo messo in moto dal decreto è farraginoso e non tiene conto di tutta una serie di difficoltà oggettive di realizzazione, cominciando dalla necessità del rinnovo del personale che viene mandato in quiescenza, senza aver previsto per tempo l’affiancamento necessario del personale che dovrebbe subentrare, in altre parole, la necessità di prevedere i concorsi e le assunzioni di nuovo personale che deve essere inserito per non bloccare la produzione, in modo particolare per il settore statale che si ritroverebbe sguarnito per tutto il periodo necessario all’espletamento concorsuale. Che dire poi della necessità di tenere conto delle liquidazioni da erogare, che non vedono copertura diretta se non con una possibile nuova manovra aggiuntiva, che comunque comporterebbe un ulteriore aggravio di spesa per i conti pubblici.
Sembra impossibile che non si capisca che l’inserimento e l’assunzione dei nuovi lavoratori deve essere superiore a quello in uscita, visto che per coprire la diminuzione contributiva di coloro che escono ,deve essere almeno di due a uno, consentendo di portare in pareggio le entrate dell’erario, con le uscite per l’erogazione delle pensioni evitando così di mettere in pericolo le pensioni future dei nostri figli e nipoti nel futuro prossimo.
Sempre nella manovra, avrebbero dovuto esserci incentivi economici e sgravi fiscali per le assunzioni da parte delle industrie, attraverso questa defiscalizzazione delle imprese avrebbe dovuto attivare un circuito virtuoso di ripresa economica e strutturale, che tra l’altro, avrebbe potuto bloccare le tante delocalizzazioni che stanno assassinando il lavoro in Italia, ma anche qui non c’è chiarezza d’intenti e coperture economiche sufficienti.
La manovra prospettata è sicuramente non efficace nel capitolo riconducibile al reddito di cittadinanza che dimostra di essere una confusa accozzaglia di retorica politica difficilmente applicabile concretamente con le coperture economiche indicate, che non possono essere sufficienti a una realizzazione generalizzata su tutto il territorio.
Potrei andare avanti per giorni, ma lo scoramento per l’incompetenza l’ approssimazione in economia politica che dimostra questo Governo mi impedisce di proseguire; nel frattempo diventiamo tutti più poveri, visto che l’aggravio del debito pesa su tutti i cittadini.
Con rammarico devo dire che la mancata occasione di defiscalizzare e sburocratizzare, come era stato indicato durante la campagna elettorale, la tassazione diretta delle imprese e dei cittadini, applicando la tanto sbandierata tassa unica al quindici per cento, renderà tutto più difficile, dalla ripresa economica alla spinta sul PIL, dovendo tenere conto della “crescita zero” che stiamo subendo, ma la cosa drammatica, è che il Governo, sembra che non se ne accorga.
Vanno fatti dei correttivi, finché si è ancora in tempo, che possano portare alla realizzazione del sogno della piena occupazione, che non può essere legata, come è ora, alla strana applicazione del reddito di cittadinanza.
La manovra stanzia troppo poco per la crescita, detassazione e infrastrutture, e troppo in assistenzialismo.
Mi auguro che tutti tornino a loro scienza, o questa sarà una manovra a perdere per l’economia e il popolo Italiano, e francamente non sentivamo il bisogno di questo ulteriore aggravio dei nostri drammatici problemi.
Continueremo a far presente al Governo questi nostri dubbi e tenteremo di far ragionare i nostri attuali governanti.

CGIL perde il processo ccnl AIOP RSA valido e le spese le pagano i lavoratori. Si Cel sindacato del settore sanità. Sentenza.

Questa è la sentenza del 26/09/2017. Ovvero dove la CGIL ha fatto impugnare il ccnl AIOP RSA ai lavoratori. E’ finita che non solo hanno perso su ogni punto ma l’eccellentissimo Giudice ha condannato alle spese i lavoratori alle spese e non il sindacato CGIL. Noi ve lo diciamo da anni attenzione ai finti sindacati, che ci provano ma alla fine ci rimettono sempre e solo i lavoratori non è bastato neanche l’accordo fatto con il commissario ad Acta della regione Lazio Nicola Zingaretti. Il CCNL AIOP RSA è valido a tutti gli effetti, sicuramente deve essere rinnovato. Se leggete bene il giudice ci riconosce anche come sindacato di settore quindi fatela finite di dire menzogne sul conto del Si Cel.

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